Rifugio PARADISO

  

Domenica 23.07.2017
Mi piace pensare che i nomi abbiano sempre un motivo. Purtroppo solo raramente riesco a riconoscerlo.
Oggi siamo saliti al rifugio Paradiso. Rispetto alla Romantica di ieri una passeggiata leggera; per la mia condizione fisica attuale una discreta impresa. Ma l’impresa più eroica è stata sopravvivere alla tirata in mezzo ai formicai ed alle mosche. No, non condivido assolutamente la posizione tollerante nei confronti del mondo insetto che vanta il Claudio (QuasiMarito è stato bocciato con piccato sdegno “sa di qualcosa che non basta”., per me sa di molto di più, ma la sensibilità altrui non va ferita… Ed a tratti mi piace essere diplomatica.Comunque Eva voleva assolutamente ci sposassimo -credo più immaginando la festa ed il suo outfit che altro-, mi sa che anche la mia vetero ideologia crollerà di fronte al suo volere e quindi Quasi svanirà.).

Usciti dalla salita -e qui ribadisco a chi volesse fare la stessa strada dalla Benedicta al Rifugio: fate il curvone non la diretta, che dovrebbe chiamarsi Phenomena- abbiamo camminato per boschi e prati incantevoli.
Il rifugio era pienissimo, colonie, famiglie, ragazzi in gruppo. L’ultima volta noi ci siamo stati a fine stagione invernale, un anno e spiccioli fa.

Io ed Eleonora, la mitica Tata dei bimbi, abbiamo consumato le poltroncine attendendoIi fra una lezione e l’altra di sci.

  

Oggi le ho mandato una foto del nostro angolo, una mossa così, fra l’amore il lacrimoso e la consapevolezza di costringere al sorriso. 

Eva ha sempre riso molto, con un senso dell’umorismo raro e contagioso. Rideva al punto giusto, né più né meno. Poi tornava seria o riflessiva, ma quando una cosa era davvero divertente riusciva a ridere fino a farsi mancare il fiato.

La Tata ed io, anche alla fine, negli ultimi dolorosissimi giorni di ricovero, siamo riuscite a farci contagiare da alcune risate memorabili. Grazie, cuore mio.
Ma torniamo alla nostra passeggiata. Dopo aver mangiato, preso il sole, giocato sui prati, siamo tornati a casa, iniziava a rannuvolare.

Amore, torniamo dalle piste? -No, te lo puoi scordare, non si fa.

Conclusione? Siamo tornati dalle piste, Claudio molto arrabbiato perché ci siamo persi, PoetaGuerriero e Mammoni (o, come ultimamente ama chiamarmi, Mo, perfetta preparazione all’orrendo lessico sms?!) ci siamo distrutti i pantaloni cercando di scivolare giù dalla nera.

Ci siamo divertiti, alla fine anche l’Indurito si è ammorbidito (un pochino 😉 -forse ha tirato un sospiro di sollievo nel non dovermi più sentire maledire ogni insetto incontrato sulla stradra?-

   

La Romantica

Sabato 22.07.2017
Ieri siamo arrivati a casa degli Zii a Santa Caterina Valfurva.

Il risveglio in montagna è sempre un’emozione che giustifica ogni fatica del viaggio serale.

La luce, il paesaggio, l’aria… e l’aver dormito sotto al piumone! 

Il PoetaGuerriero si è svegliato verso le nove, dopo aver riposato sereno nella cameretta dei Cugini.

Dopo un anno di lettone condiviso (Eva aveva bisogno di assistenza notturna, così esattamente a luglio scorso QuasiMarito si è trasferito in cameretta e noi tre abbiamo occupato il letto gigante fatto dallo zio Pao, un matrimoniale da regina) temevo non sarebbe stato facile tornare ai letti di spettanza, invece i movimenti a volte sono più fluidi dei pensieri.
La casa della montagna è legata solo a ricordi belli. I bimbi che rotolano nella natura, che imparano a sciare, che si godono le terme. La polenta, gli animali, le passeggiate. I libri letti sotto le coperte mentre fuori la neve risplende al buio, le canzoni e la chitarra della colonia di fronte a noi. Le mucche al pascolo ed il formaggio in baita, la cioccolata calda dopo lo sci e le mani che ci scaldiamo a vicenda.

Da un anno e mezzo mancavamo. Durante l’inverno, con le sue fatiche e l’infinito piano di cure, ci eravamo ripromessi mille volte di venire quassù per una settimana bianca. Non è stato possibile.
Oggi abbiamo deciso di iniziare le camminate valtellinesi dalla Romantica, sentiero dal nome ingannevole e dagli infiniti tornanti, che porta ad un piano, Pian delle Marmotte, fuori dal bosco, incantevole.

I maschi mi hanno preceduta di qualche tornante (gentilmente -più o meno- sollecitati dal mio bisogno di riprendere confidenza con le mie gambe, i miei piedi, il fiato e la fatica).

Arrivata in cima sono pressoché svenuta fra le braccia del Claudio, che mi porgeva l’acqua.

Quando riapro gli occhi metto a fuoco gli unici escursionisti che abbiamo incontrato in tutta la giornata e che facevano merenda accanto a noi.

Un nonno e due bimbe, subito attratte da Lexa, il chihuahua da montagna di Eva.

“Ma io la signora la conosco…”.

Certo! Il responsabile della scuola sci dei bambini, l’amico del mitico maestro Renzo, che ha sempre fatto sciare Eva a discapito delle sue difficoltà motorie.

Le lacrime sono arrivate immancabili, ma l’impronta della coincidenza mi ha reso meno faticoso il ritorno…

strade interrotte

Percorrevo una via facile, che non avevo consapevolmente scelto ma che mi soddisfaceva pienamente.

Due figli, l’uomo che desideravo, una grande tribù chiassosa ed unita, un lavoro bellissimo.

Poi, improvvisamente, 4 anni fa, la malattia di Eva ha sconvolto la base della felicita.

Siamo riusciti, con fatica e magie da prestigiatori, a ricostruirla, quella felicità. Più instabile, più pesante, più consapevole.

Tre mesi fa Eva è morta.

La strada che conoscevo è persa per sempre.

Questo blog parla del bisogno che sento, che sentiamo, di camminare. Un passo dopo l’altro, il sudore, la fatica, il dolore del corpo che si risveglia dopo che lungamente è rimasto solo un mezzo di servizio.

Nelle mie intenzioni non è lo sfogo di una madre disperata, cercherò di tenere fuori l’angoscia, i sensi di colpa che mi inseguono ogni istante, la paura di aver sbagliato e di sbagliare sempre e comunque.

Vorrei fosse un diario di viaggio, un modo per condividere con le persone che hanno camminato con noi, forti e amorevoli, e che continuano a farlo.

Vorrei fosse un modo per onorare mia figlia, che è luce e amore, che non si è mai identificata con la sua malattia, ma ha sempre vissuto appieno ogni momento, con grinta, fiducia e leggerezza. Che ha sofferto e pianto, ma non si è mai arresa.

Vorrei fosse un cassetto dal quale il mio PoetaGuerriero, diventato grande, possa attingere un pezzo di memoria, perché la morte di sua sorella non sia solo una perdita, ma gli ricordi che figlio, fratello, bambino, ragazzo, uomo magnifico è, è sempre stato e crescerà.

Infine un pensiero più fumoso, che non so ben definire ma sento di dover mettere in parole. Durante gli anni della malattia di Eva, anche nei momenti di speranza ed illusione, ho passato lunghe ore notturne navigando alla ricerca di una storia che mi chiamasse, di una parola di conforto, di un esempio che mi sostenesse ed ispirasse. Ho trovato storie di ragazzi coraggiosi, di genitori eroici e di grandi prove di amore. Ho pianto la morte di bambini mai conosciuti, di adolescenti saggi, di donne indimenticabili.

Ogni volta che trovavo un blog, un racconto, un’intervista che mi aiutava mi ripromettevo di contribuire in qualche modo allo scambio. Non l’ho mai fatto.

Ci provo ora, con tutta la discrezione che posso. A volte, di notte, si può camminare per un tratto anche con gli sconosciuti, se si riconoscono come Compagni.