27 dicembre 2019,Ruta Punta Chiappa

Natale, la fine dell’anno, l’inizio di quello nuovo. 2020.

Il compleanno di Eva, il 10-01. Avrebbe compiuto 10 anni. A volte i numeri si dispongono con poesia.

 

Abbiamo camminato attraverso le date, sapendo di non poterci passare sopra, di non poterci passare sotto, ma solo attraverso, come la famiglia di “caccia all’orso”, libro che abbiamo consumato nelle sere di bonaccia ed in quelle di tempesta.

Tornano le date, le ricorrenze, ed anche i nostri passi sono tornati a percorrere strade già percorse. Non è uguale ad allora, esattamente come nulla resta uguale a se stesso. Eppure mi è sembrato giusto, il nord di una bussola che gronda sangue.

 

La camminata Ruta – Punta Chiappa è una delle mie preferite, quando siamo a Santa Margherita.  A volte abbiamo il lusso di una quasi solitudine, più spesso è molto trafficata.

Quest’estate è stata meta di un’avventura che ora mi fa ridere, entrata nella mitologia famigliare come paradigma della testardaggine che scivola in ocaggine (appellativo che mi porto dietro dall’infanzia, mio zio mi prendeva in giro lisciandomi il piumaggio).

D’altronde un cartello di questo tipo spinge al passo successivo. Purtroppo il tempo non si dilata a mio piacere, e quando siamo rimasti a San Fruttuso di notte senza battello e senza accoglienza (il pasto venduto ma senza possibilità di mangiare al ristorante e dunque consumato in spiaggia è stato emblematico della simpatia di certi locali),

abbiamo fatto buon viso a cattivo gioco e ci siamo addormentati sotto le stelle.

Per fortuna c’era un concerto in Abbazia e verso mezzanotte abbiamo rimediato un passaggio indietro).

A Pasqua, nel 2010, è stata la passeggiata di un 3 più 1 che ancora non conoscevamo, ora è un 3 più 1 che non vediamo ma non smette mai di accompagnarci.

Eva aveva pochi mesi, il calore del suo corpo su di me, strette nell’abbraccio del marsupio, è la forma esatta della nostalgia.

Rispetto a quest’estate, ci siamo limitati ad arrivare alla punta e tornare indietro passando dalla via nel bosco, che profumava di inverno e vita.

Ricnogiungendoci all’altezza di San Nicolò’  alla strada solita, abbiamo visto che l’Abbazia, una delle più antiche della Liguria, era aperta e ne abbiamo approfittato per una sbirciata.

Ci ha colto di sorpresa fare la conoscenza di Ciro, il custode della Chiesa.

Ci ha accolti, sorriso, raccontato Storie intrecciate alla sua storia ed offerto dolci alla mandorla.

Un breve incontro, di quelli che fanno sorridere all’umanità, all’arte, al Sacro, alla resistenza, alla resilienza ed alla poesia (che non per nulla fa rima con follia).

Gli ultimi gradini del ritorno al buio hanno là bellezza della fiducia nella strada. Ovunque vada, è il posto giusto.

Dammi il supremo coraggio dell’Amore,
questa è la mia preghiera,
coraggio di parlare,
di agire, di soffrire,
di lasciare tutte le cose,
o di essere lasciato solo.
Temperami con incarichi rischiosi,
onorami con il dolore,
e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.
Dammi la suprema certezza nell’amore,
e dell’amore,
questa è la mia preghiera,
la certezza che appartiene alla vita nella morte,
alla vittoria nella sconfitta,
alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,
a quella dignità nel dolore,
che accetta l’offesa,
ma disdegna di ripagarla con l’offesa.
Dammi la forza di amare
sempre
e ad ogni costo.
Rabindranath Tagore

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