Camino de Fisterra. 04.09.2017. Santiago-Ames

Avrei voluto scrivere in ordine, tappa dopo tappa, di questo piccolo pezzo di cammino che abbiamo percorso, tenendo regola nei ricordi e nelle parole. Non sono riuscita e, alla fine, mi rendo conto che la cronologia non è davvero importante.
Tornerò sui primi giorni tornata a casa, oggi ho voglia di scrivere del nostro arrivo a Finisterre, partendo dal “dopo Santiago”.
Il giorno 4 infatti siamo ripassati da Santiago, dove ci siamo fermati il tempo di prendere le credenziali alla zia Paola, che ci aveva raggiunti il 2, e poi siamo ripartiti, per il Camino de Fisterra.


Santiago ė la meta finale, la vedremo davvero sabato, quando ci riuniremo tutti.
La notte precedente Davide aveva vomitato, stremato dalla tappa Arzua Lavacolla, dalla pioggia e dal freddo. Eppure, ugualmente, la mattina ho dovuto convincerlo per venire con noi in taxi a Santiago e riprendere il Camino solo di pomeriggio.
Zia Paola, Eleonora e Marco ci raggiungono per pranzo, la mattina noi spendiamo tempo per negozi di souvenir. Davide ha ricevuto i soldi dal topino dei denti pochi giorni fa e cerca una regalo per sé ed uno per i nostri compagni di viaggio.

Passiamo e ripassiamo fra i negozi di souvenir, la scelta per lui è sempre difficile.

La città è strapiena di turisti e pellegrini, ma in una forma di caos ordinato che rende il flusso morbido, curioso più che disturbante.
Entriamo ed usciamo accompagnati da una pioggerella lieve in tutti i negozi di uno dei vicoli vicino alla Cattedrale.

Alla fine, il PoetaGuerriero che è sotto la sua pelle sceglie un’ascia di legno, sulla quale risalta il nome Santiago, per Marco una calamita di ceramica, freccia gialla su sfondo blu, e per zia e tata un bracciale con conchiglia.

È stata una fatica, forse più della strada, ma si cresce anche attraverso la pratica di ciò che è difficile.
(E mentre curiosiamo fra la paccottiglia colorata, attraente solo al primo colpo d’occhio, come posso non perdermi nel ricordare certe gite al toys, con Eva dopo qualche procedura particolarmente dura, i giri infiniti fra gli scaffali per poi sentirmi dire, spesso ed ogni volta inaspettatamente “mamma, andiamo a casa, non ho trovato nulla che mi piace…”. Bambina mia, ogni ricordo di ogni più piccolo istante insieme è gioia e luce, come hai fatto a trasformare la palude in ruscello?)
Appena il nostro gruppo si ricompone, decidiamo di pranzare, anche se ormai il menù del dia ha perso ogni attrattiva, e presto ripartiamo.

Il mio stoico Amore si fa portare in taxi alla meta, poiché il dolore non smette un attimo di accompagnarlo in questi giorni, eppure trova sempre il modo di godere il viaggio e le tappe, e di tenermi forte la mano quando il magone mi assale al momento sbagliato.
Noi 5 in pochi minuti usciamo dal centro città e ci immettiamo in una strada di eucalipto, umida e profumata.


Per la prima volta da quando abbiamo iniziato il Camino non incontriamo nessuno sul sentiero.

O meglio, non incontriamo nessun umano, ma Davide incontra qualcosa di molto più interessante: dal cancello di una casa disabitata si sono affacciati tre gattini di poche settimane, a cercare carezze (e probabilmente cibo, ma a noi piace pensare siano venuti per salutare e fare le fusa al più giovane Pellegrino del Camino).

Due batuffoli rossi ed uno tigrato grigio, occhi color ghiaccio e pelo caldo e morbido.

Davide ne ha parlato, innamorato, tutto il giorno.

Siamo certi che il gattino rosso più intraprendente, quello che si è buttato fra le sue braccia, ricorderà per sempre questo incontro, esattamente come faremo noi, il piccolo protagonista ed io vecchia spettatrice innamorata. 
Arrivati ad Ames, frazione di Aguapesada, ci dirigiamo verso la Casa Rural dove dormiremo, per la prima ed unica volta insieme, in una camerata che ricorda ad ognuno di noi, Nino escluso, esperienze di anche 20 anni fa (interrail, scout, rifugi…)

Il gestore della Casa ė uomo simpatico e normativo, la cena buona, il giardino illuminato da un tramonto incantevole.


Davide gioca col figlio piccolo dei proprietari. La fantasia non necessita fatiche linguistiche.

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