6 anni a Fisterra

Corcubion- Finisterre 
6 settembre, sei anni.


Amore, dove festeggeremo il tuo compleanno quest’anno?

Alla fine delle terre, mamma!
Questo è stato il nostro mantra estivo, quando camminando ci preparavamo a questo viaggio,

Quando camminando cercavamo una via che ci permettesse di avere ancora una meta, e la trovavamo solo mettendo un piede dopo l’altro, col fiato corto ed il sudore ad incollare la schiena.
Quanti bambini della mia età, mamma?

Nessuno, cuore mio. Vedrai che gli spagnoli ti diranno che sei el campeon, il campione.
E così è stato. Non c’è stato giorno, durante il Camino, nel quale non ci fermassero per interrogare Davide sui chilometri, la stanchezza, l’età, la motivazione.

Un piccolo eroe galiziano.
Ed oggi il mio GiovaneEroe compie 6 anni.
Mamma, tocca a te ora raccontare una storia, raccontami di quando papà ed eva sono venuti al Buzzi dopo che ero nato ed eva mi aveva preso in braccio…


La strada è fiorita di parole, le storie locas di Marco, le magnifiche narrazioni poetiche della tata, i racconti di vita vissuta della zia Paola, le fiabe delle nostre sere in 4 nel lettone del Claudio.

Davide è assetato di parole e di risposte. 

Ognuno di noi tesse di fronte a lui la sua parte di disegno, stupendosi ogni volta di come poi il risultato dipenda dalla sua vista.
Oggi la strada è breve, piacevole nel suo avvicinarsi al confine della terra, il passo accelera ed abbiamo voglia di immergere i piedi nel mare.
La giornata è calda, le spiagge che si alternano ai passaggi verdi magnifiche ed invitanti.

La Playa de Estorde ci incanta, Davide zia Paola ed io vi arriviamo che Marco ed Eleonora sono già in acqua. Li osserviamo dalla terrazza del ristorante dove ci fermiamo a mangiare un bocadillo. A malincuore non li imitiamo, ma ho voglia di raggiungere Claudio ed immergermi a Finisterre.

Bè, Davide non li imita nel bagno ma non resiste alla voglia di raggiungerli!!
Dopo alcuni chilometri ecco ci appare di nuovo l’oceano. Cerco di mettere insieme le parole di Guccini per insegnare la canzone CristoforoColombo a Davide, ma non le ricordo. Davide comunque non mi ascolterebbe a lungo, preso dalle sue foto, dalle sue storie e dalla voglia di stare “almeno due ore” in spiaggia, finalmente libero di perdersi nelle sue ricerche e nelle sue invenzioni.


La spiaggia di Langosteira appare come un sogno splendente di sabbie bianche e mare turchino. 

A noi cresciuti con gli orizzonti stretti delle spiagge liguri, sabbia a mosaico nascosta da ingorghi di asciugamani sdraio ombrelloni, i km ininterrotti di questa spiaggia sembrano un miraggio.

Ci fermiamo al chiringuito che ne domina l’inizio per brindare, a noi, a ciò che questo viaggio rappresenta. Ai sei anni di Davide. A Eva.

La voglia è troppa, mentre aspettiamo che Claudio ci raggiunga ci spogliamo e ci immergiamo in mare.

L’acqua è fredda, ma la sensazione di libertà tale che vince ogni resistenza. 

Il gruppo si riunisce. Vogliamo arrivare alla fine delle terre insieme, ma prima ci prendiamo il tempo per un bagno lungo, come se il tempo avesse perso di significato.  
Raggiungiamo l’albero passeggiando sulla sabbia.

Incredulo di fronte a tanta abbondanza, Davide raccoglie manciate di conchiglie. Ne faremo musicali decorazioni in balcone, a casa.


E poi arriva la sera, ed è festa. Solo festa, solo per te, UomoInFieri, SoleESplendore.

Festa, inventata, colorata, musicata e ballata.


Festa infuocata, perché per finire il cammino bisogna fare tre cose: bagnarsi nell’oceano, raggiungere il km zero e bruciare una cosa vecchia, e noi le tradizioni le amiamo ed allo stesso tempo le stravolgiamo.


È una sera splendida, anche nello struggimento che, a tratti, ci serra la gola.

Là lune rossa ci invita a credere alla potenza di ciò che proviamo.


Auguri, mio Amore.


CRISTOFORO COLOMBO, F. Guccini

E’ gia stanco di vagabondare sotto un cielo sfibrato 

per quel regno affacciato sul mare che dai Mori è insidiato 

e di terra ne ha avuta abbastanza, non di vele e di prua, 

perché ha trovato una strada di stelle nel cielo dell’anima sua. 

Se lo sente, non può più fallire, scoprirà un nuovo mondo; 

quell’attesa lo lascia impaurito di toccare già il fondo. 

Non gli manca il coraggio o la forza per vivere quella follia 

e anche senza equipaggio, anche fosse un miraggio ormai salperà via. 
E la Spagna di spada e di croce riconquista Granata, 

con chitarre gitane e flamenco fa suonare ogni strada; 

Isabella è la grande regina del Guadalquivir 

ma come lui è una donna convinta che il mondo non pùo finir lì,. 

Ha la mente già tesa all’impresa sull’oceano profondo, 

caravelle e una ciurma ha concesso, per quel viaggio tremendo, 

per cercare di un mondo lontano ed incerto che non sa se ci sia 

ma è già l’alba e sul molo l’abbraccia una raffica di nostalgia. 

E naviga, naviga via 

verso un mondo impensabile ancora da ogni teoria 

e naviga, naviga via, 

nel suo cuore la Niña, la Pinta e la Santa Maria. 
E’ da un mese che naviga a vuoto quell’Atlantico amaro, 

ma continua a puntare l’ignoto con lo sguardo corsaro; 

sarà forse un’assurda battaglia ma ignorare non puoi 

che l’Assurdo ci sfida per spingerci ad essere fieri di noi. 

Quante volte ha sfidato il destino aggrappato ad un legno, 

per fortuna che il vino non manca e trasforma la vigliaccheria 

di una ciurma ribelle e già stanca, in un’isola di compagnia. 
E naviga, naviga via, 

sulla prua che s’impenna violenta lasciando una scia, 

naviga, naviga via 

nel suo cuore la Niña, la Pinta e la Santa Maria. 
Non si era sentito mai solo come in quel momento 

ma ha imparato dal vivere in mare a non darsi per vinto; 

andrà a sbattere in quell’orizzonte, se una terra non c’è, 

grida: “Fuori sul ponte compagni dovete fidarvi di me!” 

Anche se non accenna a spezzarsi quel tramonto di vetro, 

ma li aspettano fame e rimorso se tornassero indietro, 

proprio adesso che manca un respiro per giungere alla verità, 

a quel mondo che ha forse per faro una fiaccola di libertà. 
E naviga, naviga là 

come prima di nascere l’anima naviga già, 

naviga, naviga ma 

quell’oceano è di sogni e di sabbia 

poi si alza un sipario di nebbia 

e come un circo illusorio s’illumina l’America. 
Dove il sogno dell’oro ha creato 

mendicanti di un senso 

che galleggiano vacui nel vuoto 

affamati d’immenso. 

Là babeliche torri di cristallo 

già più alte del cielo 

fan subire al tuo cuore uno stallo 

come a un Icaro in volo 

Dove da una prigione a una luna d’amianto 

“l’uomo morto cammina” 

dove il Giorno del Ringraziamento 

il tacchino in cucina 

e mentre sciami assordanti d’aerei 

circondano di ragnatele 

quell’inutile America amara 

leva l’ancora e alza le vele. 
E naviga, naviga via 

più lontano possibile 

da quell’assordante bugia 

naviga, naviga via 

nel suo cuore la Niña, la Pinta e la Santa Maria.

3 pensieri riguardo “6 anni a Fisterra”

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