08.09.2017, Muxia


Dopo colazione partiamo in pullman per Muxia,Colorata e rumorosa classe di pellegrini in gita.


I nostri geniali architetti, ispirati dalla visita al museo del mare del giorno prima, trovano per la notte un albergo speciale, il bela muxia, luogo di linee pulite e suggestioni profonde.


Mi spiace molto che io e claudio non potremo soggiornarvi, dovendo essere a Santiago entro le otto delle sera per ritirare la sedia a rotelle prenotata per il nonno, ma sono felice per loro, e mi commuove l’entusiasmo intrecciato a timore di Davide, attratto dalla feria che si sta approntando per le vie della città ma anche desideroso di stare con mamma e papà.


Vincono la voglia di essere grande… e le giostre che già si vedono per le strade.

“Il poetaguerriero racconta il suo viaggio…e lascia la sua firma ad un altro pellegrino…che lo guarda e vede la sua grandezza”. Sms di Eleonora la mattina dopo a colazione

Prima di prendere il pullman per Santiago ci rechiamo al Santuario della Vergine della barca.

Ode ai piedi nudi, che rifiutano ormai le scarpe, che scorticati e dolenti mi continuano a sop-portare
Uno dei tanti tassisti che abbiamo incontrato in questi giorni ha raccontato a me e a claudio, con grande trasporto e grande convinzione interpretativa, che il santuario venne distrutto da un incendio la notte della Vigilia del 2013, e la notte di Capodanno dello stesso anno una mareggiata mai vista spazzò via le macerie.


Il santuario è chiuso, ma la scogliera e le onde posseggono un richiamo per lo spirito tale che sento di trovarmi ugualmente in un luogo sacro.


La sera, a Santiago, io e claudio passeggiano per i vicoli intorno alla Cattedrale.

Siamo soli, ci concediamo la confidenza di ciò che non possiamo mostrare. 
Ed alla fine mi abbraccia e ridiamo, ripetendo che l’ultima birra fa schifo. (La citazione di Rumiz la tira fuori dal cilindro il ColtoVero di casa, ed io a mia volta la cito!)

La Casa Sandwich

Mi sono sempre chiesta se si trovano i segni che si cercano o se i segni trovano i cercatori.
Questo disegno è appeso da quasi un anno sul frigorifero nella nostra cucina. Dono di Tommaso per Eva. Nei brevi ma fulgenti mesi di scuola della mia Adorata, ne sono giunte a casa diverse varianti, emerse dalla cartella fra i quaderni ed il diario. Un simbolo colorato ed evocativo del loro fidanzamento

(ed uso una parola tanto seria in rispetto alla loro, di serietà. Una mattina, accompagnavo Eva in classe, quando Tommaso, timoroso ma determinato, mi ha così affrontata: io lei (indicando la sua Bella) la amo, e quando siamo grandi la sposo…)


Questo vestito, appeso allegramente al vento ad adocchiarci con disinvoltura, l’ha scovato Eleonora a Finisterre.


Alla fine delle terre iniziano le domande o ascoltiamo le risposte?

Cabo Fisterra

07.09.2017

Finisterre-Cabo Finisterre


Oggi giornata di riposo e silenzi.
Mattina in spiaggia, stesa sulla sabbia fredda e compatta a sonnecchiare e leggere. Il rumore del vento e l’odore del mare mi ipnotizzano; non so cosa stiano facendo gli altri, il tempo è immobile e dilatato. I pensieri meno taglienti, annodati alle onde ed ai gabbiani.

Dopo pranzo Claudio Davide zia Paola ed io visitiamo il museo del mare, su consiglio di Eleonora e Marco che ci sono stati in mattinata.

Un piccolissimo gioiello, dove un anfitrione poeta ci racconta per un’ora della pesca e dei suoi riti, accompagnandoci per mano in scenari mai immaginati. Ogni oggetto riporta in vita persone ed eventi. Davide è incantato. 

Finita la visita ci riuniamo in gruppo, ed andiamo, godendoci la passeggiata, il vento e la compagnia, al faro.


Km zero. 
La fine del cammino?


Andando al faro racconto alla tata un sogno di Claudio, incentrato su Eva, sul suo passaggio. Avevo pianto a singhiozzi urlati stamattina, ascoltandolo, ancora seduti a colazione, mentre Davide e zia Paola esploravano la spiaggia.

Ora, come una bambina dopo una cattiva giornata, mi lascio cullare dalle parole di Eleonora, luce e certezza che sempre hanno accompagnato il cammino della nostra guerriera. Non so quanto riesco a farle mie. Non importa. Sono un dono che non mi chiede conto dell’uso.
Oggi è giornata di pensieri, di riflessioni, di lacrime e di sogni.


Ognuno di noi si prende il tempo per “finire” il viaggio.

Io resto in disparte con Claudio, abbiamo i nostri riti, le nostre lacrime da mescolare all’oceano.

Qui, oggi.

La potenza del luogo attraversa i secoli. Le navi celtiche stanno ancora navigando nel tramonto.

6 anni a Fisterra

Corcubion- Finisterre 
6 settembre, sei anni.


Amore, dove festeggeremo il tuo compleanno quest’anno?

Alla fine delle terre, mamma!
Questo è stato il nostro mantra estivo, quando camminando ci preparavamo a questo viaggio,

Quando camminando cercavamo una via che ci permettesse di avere ancora una meta, e la trovavamo solo mettendo un piede dopo l’altro, col fiato corto ed il sudore ad incollare la schiena.
Quanti bambini della mia età, mamma?

Nessuno, cuore mio. Vedrai che gli spagnoli ti diranno che sei el campeon, il campione.
E così è stato. Non c’è stato giorno, durante il Camino, nel quale non ci fermassero per interrogare Davide sui chilometri, la stanchezza, l’età, la motivazione.

Un piccolo eroe galiziano.
Ed oggi il mio GiovaneEroe compie 6 anni.
Mamma, tocca a te ora raccontare una storia, raccontami di quando papà ed eva sono venuti al Buzzi dopo che ero nato ed eva mi aveva preso in braccio…


La strada è fiorita di parole, le storie locas di Marco, le magnifiche narrazioni poetiche della tata, i racconti di vita vissuta della zia Paola, le fiabe delle nostre sere in 4 nel lettone del Claudio.

Davide è assetato di parole e di risposte. 

Ognuno di noi tesse di fronte a lui la sua parte di disegno, stupendosi ogni volta di come poi il risultato dipenda dalla sua vista.
Oggi la strada è breve, piacevole nel suo avvicinarsi al confine della terra, il passo accelera ed abbiamo voglia di immergere i piedi nel mare.
La giornata è calda, le spiagge che si alternano ai passaggi verdi magnifiche ed invitanti.

La Playa de Estorde ci incanta, Davide zia Paola ed io vi arriviamo che Marco ed Eleonora sono già in acqua. Li osserviamo dalla terrazza del ristorante dove ci fermiamo a mangiare un bocadillo. A malincuore non li imitiamo, ma ho voglia di raggiungere Claudio ed immergermi a Finisterre.

Bè, Davide non li imita nel bagno ma non resiste alla voglia di raggiungerli!!
Dopo alcuni chilometri ecco ci appare di nuovo l’oceano. Cerco di mettere insieme le parole di Guccini per insegnare la canzone CristoforoColombo a Davide, ma non le ricordo. Davide comunque non mi ascolterebbe a lungo, preso dalle sue foto, dalle sue storie e dalla voglia di stare “almeno due ore” in spiaggia, finalmente libero di perdersi nelle sue ricerche e nelle sue invenzioni.


La spiaggia di Langosteira appare come un sogno splendente di sabbie bianche e mare turchino. 

A noi cresciuti con gli orizzonti stretti delle spiagge liguri, sabbia a mosaico nascosta da ingorghi di asciugamani sdraio ombrelloni, i km ininterrotti di questa spiaggia sembrano un miraggio.

Ci fermiamo al chiringuito che ne domina l’inizio per brindare, a noi, a ciò che questo viaggio rappresenta. Ai sei anni di Davide. A Eva.

La voglia è troppa, mentre aspettiamo che Claudio ci raggiunga ci spogliamo e ci immergiamo in mare.

L’acqua è fredda, ma la sensazione di libertà tale che vince ogni resistenza. 

Il gruppo si riunisce. Vogliamo arrivare alla fine delle terre insieme, ma prima ci prendiamo il tempo per un bagno lungo, come se il tempo avesse perso di significato.  
Raggiungiamo l’albero passeggiando sulla sabbia.

Incredulo di fronte a tanta abbondanza, Davide raccoglie manciate di conchiglie. Ne faremo musicali decorazioni in balcone, a casa.


E poi arriva la sera, ed è festa. Solo festa, solo per te, UomoInFieri, SoleESplendore.

Festa, inventata, colorata, musicata e ballata.


Festa infuocata, perché per finire il cammino bisogna fare tre cose: bagnarsi nell’oceano, raggiungere il km zero e bruciare una cosa vecchia, e noi le tradizioni le amiamo ed allo stesso tempo le stravolgiamo.


È una sera splendida, anche nello struggimento che, a tratti, ci serra la gola.

Là lune rossa ci invita a credere alla potenza di ciò che proviamo.


Auguri, mio Amore.


CRISTOFORO COLOMBO, F. Guccini

E’ gia stanco di vagabondare sotto un cielo sfibrato 

per quel regno affacciato sul mare che dai Mori è insidiato 

e di terra ne ha avuta abbastanza, non di vele e di prua, 

perché ha trovato una strada di stelle nel cielo dell’anima sua. 

Se lo sente, non può più fallire, scoprirà un nuovo mondo; 

quell’attesa lo lascia impaurito di toccare già il fondo. 

Non gli manca il coraggio o la forza per vivere quella follia 

e anche senza equipaggio, anche fosse un miraggio ormai salperà via. 
E la Spagna di spada e di croce riconquista Granata, 

con chitarre gitane e flamenco fa suonare ogni strada; 

Isabella è la grande regina del Guadalquivir 

ma come lui è una donna convinta che il mondo non pùo finir lì,. 

Ha la mente già tesa all’impresa sull’oceano profondo, 

caravelle e una ciurma ha concesso, per quel viaggio tremendo, 

per cercare di un mondo lontano ed incerto che non sa se ci sia 

ma è già l’alba e sul molo l’abbraccia una raffica di nostalgia. 

E naviga, naviga via 

verso un mondo impensabile ancora da ogni teoria 

e naviga, naviga via, 

nel suo cuore la Niña, la Pinta e la Santa Maria. 
E’ da un mese che naviga a vuoto quell’Atlantico amaro, 

ma continua a puntare l’ignoto con lo sguardo corsaro; 

sarà forse un’assurda battaglia ma ignorare non puoi 

che l’Assurdo ci sfida per spingerci ad essere fieri di noi. 

Quante volte ha sfidato il destino aggrappato ad un legno, 

per fortuna che il vino non manca e trasforma la vigliaccheria 

di una ciurma ribelle e già stanca, in un’isola di compagnia. 
E naviga, naviga via, 

sulla prua che s’impenna violenta lasciando una scia, 

naviga, naviga via 

nel suo cuore la Niña, la Pinta e la Santa Maria. 
Non si era sentito mai solo come in quel momento 

ma ha imparato dal vivere in mare a non darsi per vinto; 

andrà a sbattere in quell’orizzonte, se una terra non c’è, 

grida: “Fuori sul ponte compagni dovete fidarvi di me!” 

Anche se non accenna a spezzarsi quel tramonto di vetro, 

ma li aspettano fame e rimorso se tornassero indietro, 

proprio adesso che manca un respiro per giungere alla verità, 

a quel mondo che ha forse per faro una fiaccola di libertà. 
E naviga, naviga là 

come prima di nascere l’anima naviga già, 

naviga, naviga ma 

quell’oceano è di sogni e di sabbia 

poi si alza un sipario di nebbia 

e come un circo illusorio s’illumina l’America. 
Dove il sogno dell’oro ha creato 

mendicanti di un senso 

che galleggiano vacui nel vuoto 

affamati d’immenso. 

Là babeliche torri di cristallo 

già più alte del cielo 

fan subire al tuo cuore uno stallo 

come a un Icaro in volo 

Dove da una prigione a una luna d’amianto 

“l’uomo morto cammina” 

dove il Giorno del Ringraziamento 

il tacchino in cucina 

e mentre sciami assordanti d’aerei 

circondano di ragnatele 

quell’inutile America amara 

leva l’ancora e alza le vele. 
E naviga, naviga via 

più lontano possibile 

da quell’assordante bugia 

naviga, naviga via 

nel suo cuore la Niña, la Pinta e la Santa Maria.

Sul dove

Ho scritto gli appunti di questo Cammino su un vecchio taccuino di eva, comprato anni fa da Tiger. Vorrebbe essere un cugino della Moleskine, ma la parentela si limita al colore nero della copertina ed all’elastico che lo chiude, impedendo alla baraonda di oggetti che colonizzano la mia borsa di distruggerne le pagine.Eva amava i taccuini. Ne abbiamo collezionati negli anni di ogni forma e colore, a righe, bianchi, a quadretti, pagine rosa, azzurre, arcobaleno, sfumate.

Li amava e li usava. L’appello, la lista della spesa, i menu. E poi disegni, appunti, tratti inventati e fantasiose cornici.

Ora le parole sparse, disordinate agli occhi ma orientate dove la vista non giunge, mi aiutano a riprendere il filo della narrazione.

Nessuno in casa nostra ha buoni rapporti con l’ordine, eppure anche se ci perdiamo troviamo sempre un’altra via da seguire. 

La prima stella della sera ora è più luminosa del giorno.

05.09.2017 Ames – Corcubion


05.09.2017
Ames- Negreira

Negreira- Corcubion
Oggi camminiamo, andando più o meno in gruppo, in 6.

Il mio EroeGrande fa i 14 km di questa tappa di riposo attingendo forza e volontà da luoghi misteriosi dentro di sė.

Dopo Santiago i costumi pellegrini si sono ammorbiditi.

Forse saremo i Turigrinos di cui parlava il gestore della Casa Rurale di ieri (mostrando però poca simpatia per questi turisti pellegrini dai costumi pare poco rispettosi).

Anche il mio EroeGiovane inizia a dare segni di insofferenza per il camminare senza sosta.
La strada è calda, attraversa molte volte la carreggiata, sale e scende per lunghi tratti, minacciando le gambe, il fiato e la voglia.

Arriviamo a Pontemaceira, delizioso antico paesino sul Tambre. Ci fermiamo a pranzo in un bar che affaccia su una piccola diga. Davide può così esplorare e cercare di pescare con le mani. I racconti della pesca con le mani, specialità dello zio Paolo da ragazzo, non sono facili da tramutare in realtà, ma non si può dire che al Nipote manchi la tenacia.


Finita la sosta riprendiamo fino a Negreira, da dove, non trovando un autobus, decidiamo di procedere in taxi fino a Corcubion.
Ecco l’oceano.


Mentre ognuno di noi si prepara a suo tempo per la cena, io ed il mio giovane Pellegrino passeggiamo sulla lunga spiaggia del paese.

Non fa caldo, ma la sabbia fredda sotto i piedi nudi e dolenti è puro piacere.


Davide raccoglie tesori, io osservo, stupita, il mio, di tesoro.

Quando mi fermo a pensarci non riesco a credere a come possa essere colmo il cuore.

Eleonora oggi a pranzo ci ha parlato di come questa giornata le risuonasse “El dia de la reconciliacion”.

Non saprei dire nulla a proposito di riconciliazione, ma è un’idea che mi piace.

Di sicuro è stato bello camminare vicini, sentire i pensieri sfiorarsi e le mani offrire carezze e calore, mentre le tappe precedenti, per ovvi motivi di gambe e tempi, e anche bisogno di solitudine, ci siamo un po’ allentati.

Sicuramente ognuno di noi, il

Niño incluso, porta nello

zaino il suo carico aggiuntivo di pensieri, malinconie, dolori, paure…

A volte, solo a volte, quando ci togliamo lo zaino per riposare vicini, sembra si alleggerisca un poco.

Camino de Fisterra. 04.09.2017. Santiago-Ames

Avrei voluto scrivere in ordine, tappa dopo tappa, di questo piccolo pezzo di cammino che abbiamo percorso, tenendo regola nei ricordi e nelle parole. Non sono riuscita e, alla fine, mi rendo conto che la cronologia non è davvero importante.
Tornerò sui primi giorni tornata a casa, oggi ho voglia di scrivere del nostro arrivo a Finisterre, partendo dal “dopo Santiago”.
Il giorno 4 infatti siamo ripassati da Santiago, dove ci siamo fermati il tempo di prendere le credenziali alla zia Paola, che ci aveva raggiunti il 2, e poi siamo ripartiti, per il Camino de Fisterra.


Santiago ė la meta finale, la vedremo davvero sabato, quando ci riuniremo tutti.
La notte precedente Davide aveva vomitato, stremato dalla tappa Arzua Lavacolla, dalla pioggia e dal freddo. Eppure, ugualmente, la mattina ho dovuto convincerlo per venire con noi in taxi a Santiago e riprendere il Camino solo di pomeriggio.
Zia Paola, Eleonora e Marco ci raggiungono per pranzo, la mattina noi spendiamo tempo per negozi di souvenir. Davide ha ricevuto i soldi dal topino dei denti pochi giorni fa e cerca una regalo per sé ed uno per i nostri compagni di viaggio.

Passiamo e ripassiamo fra i negozi di souvenir, la scelta per lui è sempre difficile.

La città è strapiena di turisti e pellegrini, ma in una forma di caos ordinato che rende il flusso morbido, curioso più che disturbante.
Entriamo ed usciamo accompagnati da una pioggerella lieve in tutti i negozi di uno dei vicoli vicino alla Cattedrale.

Alla fine, il PoetaGuerriero che è sotto la sua pelle sceglie un’ascia di legno, sulla quale risalta il nome Santiago, per Marco una calamita di ceramica, freccia gialla su sfondo blu, e per zia e tata un bracciale con conchiglia.

È stata una fatica, forse più della strada, ma si cresce anche attraverso la pratica di ciò che è difficile.
(E mentre curiosiamo fra la paccottiglia colorata, attraente solo al primo colpo d’occhio, come posso non perdermi nel ricordare certe gite al toys, con Eva dopo qualche procedura particolarmente dura, i giri infiniti fra gli scaffali per poi sentirmi dire, spesso ed ogni volta inaspettatamente “mamma, andiamo a casa, non ho trovato nulla che mi piace…”. Bambina mia, ogni ricordo di ogni più piccolo istante insieme è gioia e luce, come hai fatto a trasformare la palude in ruscello?)
Appena il nostro gruppo si ricompone, decidiamo di pranzare, anche se ormai il menù del dia ha perso ogni attrattiva, e presto ripartiamo.

Il mio stoico Amore si fa portare in taxi alla meta, poiché il dolore non smette un attimo di accompagnarlo in questi giorni, eppure trova sempre il modo di godere il viaggio e le tappe, e di tenermi forte la mano quando il magone mi assale al momento sbagliato.
Noi 5 in pochi minuti usciamo dal centro città e ci immettiamo in una strada di eucalipto, umida e profumata.


Per la prima volta da quando abbiamo iniziato il Camino non incontriamo nessuno sul sentiero.

O meglio, non incontriamo nessun umano, ma Davide incontra qualcosa di molto più interessante: dal cancello di una casa disabitata si sono affacciati tre gattini di poche settimane, a cercare carezze (e probabilmente cibo, ma a noi piace pensare siano venuti per salutare e fare le fusa al più giovane Pellegrino del Camino).

Due batuffoli rossi ed uno tigrato grigio, occhi color ghiaccio e pelo caldo e morbido.

Davide ne ha parlato, innamorato, tutto il giorno.

Siamo certi che il gattino rosso più intraprendente, quello che si è buttato fra le sue braccia, ricorderà per sempre questo incontro, esattamente come faremo noi, il piccolo protagonista ed io vecchia spettatrice innamorata. 
Arrivati ad Ames, frazione di Aguapesada, ci dirigiamo verso la Casa Rural dove dormiremo, per la prima ed unica volta insieme, in una camerata che ricorda ad ognuno di noi, Nino escluso, esperienze di anche 20 anni fa (interrail, scout, rifugi…)

Il gestore della Casa ė uomo simpatico e normativo, la cena buona, il giardino illuminato da un tramonto incantevole.


Davide gioca col figlio piccolo dei proprietari. La fantasia non necessita fatiche linguistiche.